Lo chiamano il Respiro Antico.
È nelle radici, nel vento, dentro di te.
Fai un respiro piano. La storia sta per cominciare.
Nina conosceva bene il volo della sua amica farfalla. Di solito saliva, scendeva e faceva piccole giravolte tra i fiori. Quel giorno, invece, volava piano e si posava spesso. Di solito era lei a proporre dove andare e cosa esplorare. Quella mattina, invece, sembrava voler sparire tra i fili d'erba.
«Va tutto bene?» chiese Nina, raggiungendola su un fiore giallo. L'amica evitò il suo sguardo.
«Sì, sto bene», rispose. Ma il sorriso le sparì quasi subito. Nina capì che quelle parole non raccontavano tutta la verità.
Stava per fare un'altra domanda ma poi cambiò idea. «Va bene. Io resto qui, se ti va.» Si posò accanto a lei e smise di parlare.
Per un po' non dissero niente. Il vento muoveva l'erba e faceva dondolare i petali. Nina sentiva il silenzio, ma non cercò di riempirlo. Una coccinella passò vicino a loro, poi ripartì. Nina ebbe voglia di parlare solo per non sentirsi impacciata, ma lasciò che quel momento rimanesse così, tranquillo.
Dopo qualche minuto, l'amica sospirò. «È appassito il fiore vicino alla mia tana. Quello grande, con i petali viola.»
Nina lo ricordava bene. L'amica si fermava spesso lì. «Lo so che era solo un fiore», continuò la farfalla, «ma mi manca. Quando lo vedevo, mi sembrava di essere già a casa.»
Nina stava per dire: «Ne nasceranno altri». Sembrava una frase giusta. Poi si accorse che non era quello che l'amica aveva bisogno di sentire. «Ti piaceva davvero tanto», disse invece.
L'amica annuì e cominciò a raccontare. Parlò delle volte in cui si era riparata sotto quel fiore dalla pioggia. Ricordò il profumo, l'ombra fresca e un pomeriggio in cui avevano aspettato insieme che passasse un temporale. «Mi piaceva soprattutto al mattino», disse. «La luce passava tra i petali e faceva tutto viola.» Nina ascoltò anche quel piccolo ricordo.
Nina ascoltò. Non cercò di farle cambiare idea. Non le disse di smettere di essere triste. Ogni tanto annuiva, per farle capire che era ancora lì.
Quando l'amica finì, rimasero ancora un po' vicine. «Grazie», disse la farfalla. «Per cosa?» chiese Nina, davvero sorpresa.
«Per avermi ascoltata senza dirmi cosa dovevo fare.» Nina sorrise. «Non dovevo aggiustare niente. Volevo solo stare con te.»
Più tardi volarono insieme fino al ruscello. L'amica era ancora un po' triste. Il fiore non era tornato e il ricordo faceva ancora male. Però adesso quella tristezza non sembrava più tutta sulle sue ali. Lungo il tragitto parlarono anche d'altro: di una nuvola a forma di pesce e di una foglia finita in mezzo al ruscello. Essere tristi non impediva loro di stare insieme.
Nell'aria della sera Nina sentì il Respiro Antico passare leggero tra le foglie. Aveva scoperto una cosa semplice: a volte esserci, ascoltare e non avere paura del silenzio è già un grande aiuto.
Il Respiro Antico scorre ancora.
Dormi adesso.
Ci vediamo nella prossima storia.
Il bosco veglia su di te.



